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RICCIONE - Cinema D'Autore - #3ciclo - DICEMBRE - Stagione 2017/18

CINEMA D’AUTORE #3 Dicembre 2017
CinePalace/Riccione - Comune di Riccione - Istituzione Riccione per la Cultura

AMORI CHE NON SANNO STARE AL MONDO
Regia di Francesca Comencini.
C on Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Valentina Bellè - Italia 2017 - 92’
lunedì 4 dicembre ore 21:00 - martedì 5 dicembre ore 20:30
MARARTEDì
OSPITE L’ATTRICE
LUCIA MASCINO
Francesca Comencini, applaudita nella Piazza Grande di Locarno, ha realizzato una commedia disturbante, fresca e anomala partendo da un suo romanzo, e affidando il ruolo della protagonista a una strepitosa Lucia Mascino. Claudia e Flavio non stanno più insieme dopo una relazione di oltre sette anni. Lei però, in preda a un’ossessione amorosa senza pari, continua a pensarlo, cercarlo e desiderarlo ogni giorno. Claudia è insopportabile e al contempo amabile, fragile e fortissima. Passato, presente e sogno si incrociano spesso – inclusi frammenti in bianco e nero d’immagini di repertorio di coppie e balere – in un mosaico tragicomico e acre di guerra affettiva.
Nell’ambiente universitario, scelto per proiettare l’inadeguatezza amorosa proprio dove si suppongono esperienza e cultura di risposte, i due prof fanno commedia grazie all’energica generosità di Lucia Mascino, e all’aplomb disturbato di Thomas Trabacchi, impegnato a tenere sotto
custodia sensibilità e intelligenza., Claudia è buffa, fa ridere e sa ridere di sé nel modo di mostrarsi agli altri col suo dolore anche quando si fa male, anche nei gesti più assurdi, mentre i suoi ripetuti tentativi di riprendersi attraversano le tante immagini della donna. Può raccontare il presente una storia d’amore? Sembra anche questa la scommessa di Comencini nel film. E se si guardano le figure di donne nell’immaginario è molto complicata. Le piroette del suo personaggio dentro la vita toccano queste contraddizioni, come le donne si vedono, l’età vera e
presunta che cresce sul «mercato» - del lavoro, della sessualità - rispetto all’uomo, i luoghi comuni imposti nell’educazione, la precarietà sentimentale che opporvi un rifiuto può scatenare. Tutto però in leggerezza, senza regole né format, seguendo il ritmo degli inciampi, di
un «rito di passaggio» che cerca una sua corrispondenza intima con le immagini: l’orizzonte è aperto, e infine tutto può ancora accadere.

THE BIG SICK
Regia di Michael Showalter. Con Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Ray Romano - U.S.A. 2017 - 119’
lunedì 11 dicembre ore 21:00 - martedì 12 dicembre ore 20:30
Scritto da Nahjani con la moglie Emily, storia del loro amore, ha il merito di dare un tocco innovativo al genere trito e ritrito della commedia romantica. Lo stereotipo della famiglia che si oppone all’unione del figlio pakistano con una ragazza americana in nome delle radici etniche e religiose trova ad esempio una nuova ragione nell’autoironia e nella presa in giro di se stesso. Lo scontro tra culture è il
fulcro del film. Kumail è orgoglioso delle sue origini pakistane, alle spalle ha millequattrocento anni di tradizioni che sarebbe impossibile, oltre che inutile, sradicare, ma lo spettro del terrorismo serpeggia quotidianamente nella sua vita, il fatto stesso di avere la carnagione olivastra e vivere negli Stati Uniti, è un richiamo immediato all’ISIS. Alla base di tutto questo c’è una cosa soltanto: l’incomprensione.
L’incomprensione tra il protagonista e la sua famiglia, che lo crede fedele all’Islam quando in realtà finge di pregare; l’incomprensione tra lui ed Emily, che non capisce il legame che lo vincola alle sue origini; l’incomprensione tra Kumail e i genitori di lei, che lo vedono come l’insensibile che ha piantato in asso la figlia; l’incomprensione, infine, tra chi arriva in un paese per inseguire l’American dream e si
ritrova, per un automatismo ormai diffuso, ad essere annoverato tra i membri dello Stato Islamico. Un’unica, grande incomprensione. La soluzione però c’è, e Kumail la conosce bene. Il ragazzo risolve ogni conflitto con quello che sa fare meglio: far ridere. E nessuno meglio di
lui, che fa il performer di professione, può dimostrare che la comicità è la vera medicina. Kumail scherza sempre, in continuazione, anche di fronte alla morte. E il suo trucco è semplice: non prendersi mai sul serio, saper ridere e far ridere per attenuare le differenze e superare i malintesi. Perché ridere è come amare, è qualcosa che ci riguarda tutti, indistintamente, qualcosa che va al di là di ogni definizione di genere e di razza. È l’unica vera dimostrazione che la convivenza tra culture può esistere, e talvolta può anche diventare amore.

L’ESODO
Regia di Ciro Formisano.
Con Daniela Poggi, Rosaria De Cicco, David White - Italia 2017 - 104’
lunedì 18 dicembre ore 21:00 - martedì 19 dicembre ore 20:30
LUNEDì OSPITI
IL REGISTA CIRO FORMISANO
E L'ATTRICE DANIELA POGGI
Tratto da una storia realmente accaduta, nasce da un’idea del regista Ciro Formisano, qui al suo debutto in un lungometraggio, che ha
sposato la causa di quel numero sempre crescente di uomini e di donne che, con l’entrata in vigore della Legge dell’ex Ministro Fornero
e l’ innalzamento dell’età pensionabile, si sono improvvisamente trovati in un limbo: troppo vecchi per il lavoro e troppo giovani per la
pensione, senza reddito e senza ammortizzatori sociali.
Ad interpretare Francesca, sessantenne “esodata”, è un’inedita Daniela Poggi, che festeggia 40 anni di carriera con un ruolo delicato
e complesso, che le ha già permesso di trionfare come miglior attrice protagonista in tutti i festival in cui è stato presentato il film. Si ritrova improvvisamente nella condizione di esodata, senza alcun reddito,e anche con Mary, la nipote che vive con lei, la situazione precipita, proprio a causa del disprezzo che l’adolescente prova per la miseria in cui sono piombate. Non trovando alcuna soluzione, dopo aver bussato a numerose porte Francesca finisce a mendicare in Piazza della Repubblica a Roma. Le persone che attraversano quotidianamente la piazza rimangono colpite dalla sua immagine, così distinta e così lontana dallo stereotipo della mendicante.
Francesca incarna la nuova povertà italiana. Tenendo la nipote all’oscuro di tutto, la donna riesce a superare l’imbarazzo dei primi giorni e a conoscere diverse persone incuriosite dalla sua condizione e frequentatori della piazza. Tra questi, il tedesco Peter, uno dei primi che riesce a strapparle un sorriso e con cui intraprende una tenera amicizia; un’irriverente zingara che cerca di cacciarla per
difendere “la sua zona”; Cesare, un coatto dal fare misterioso ma affidabile, che tenta di infervorare l’animo della donna, aizzandola alla protesta. Le cose si complicano però, quando una giornalista le chiede di raccontarle la sua storia.


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